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mercoledì 19 ottobre 2016

DONNE E LAVORO, IL COSTO DEL DEFICIT OCCUPAZIONALE FEMMINILE


Nonostante il continuo aumento del tasso di attività femminile nel mercato del lavoro europeo, permane un significativo divario occupazionale (in media del 10%) tra uomini e donne. Un fenomeno che costa, tra mancati guadagni, versamenti contributivi e costi sociali, ben 370 miliardi di euro all'anno, pari al 2,8% del Pil Ue!



I dati sono forniti da Eurofund (Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro),  che in recentissimo rapporto descrive le principali caratteristiche del divario fra i sessi nella partecipazione al mercato del lavoro, l'occupazione e la condizione economica nell'Unione Europea.

Lo studio passa in rassegna i fattori che determinato e condizionano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ne studia anche gli effetti sociali, quelli quindi che vanno oltre la sfera economica e si estendono al di benessere delle persone e per la società nel suo complesso. La ricerca in questione, denominata "The gender employment gap: Challenges and solutions", fornisce anche una panoramica e una valutazione dell'efficacia delle misure politiche che favoriscono la partecipazione al mercato del lavoro delle donne in sei Stati membri, mettendo in evidenza scelte particolarmente innovative e di successo.

Dando una rapida occhiata ai dati emerge che in Italia il costo del gap occupazionale delle donne equivale al 5,7% del Pil. Un costo davvero impressionante, che ci accomuna a stati come la Grecia e Malta dove il fenomeno è anche più significativo. Non male, invece, la Lettonia, la Svezia, la Finlandia e la Lituania con tassi di occupazione femminile più elevati e costi economici e sociali molto più contenuti.

In media il tasso di occupazione tra i quindici e i sessantaquattro anni di età risulta essere del 59,6% per le donne e del 70,1% per gli uomini. In Italia il tasso di occupazione femminile nello stesso anno era del 46,8 %, dopo di noi solo la Grecia! Ci superano Croazia, Cipro e Spagna. Ovviamente meglio non parlare di Paesi come la Germania, la Svezia o la Danimarca.....altri pianeti!

La ricerca di Eurofound, oltre ad accendere i riflettori sul fenomeno, individua anche delle raccomandazioni politiche che nell'immediato e nel lungo termine possono contribuire a ridurne la portata e gli effetti. Ad esempio gli incentivi per i datori di lavoro per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro delle donne, il sostegno all'infanzia con servizi adeguati a prezzi accessibili, congedi parentale per la cura di bambini e adulti, l'aumento della fornitura di modalità di lavoro flessibili.

Speriamo che qualche nostro politico di vertice abbia notizia del rapporto Eurofound e, magari, lo legga anche.

Per consultare la versione integrale basta un click sul link che segue:
DONNE E LAVORO, IL COSTO DEL DEFICIT OCCUPAZIONALE FEMMINILE




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