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venerdì 30 settembre 2016

SCUOLA E LAVORO, MEGLIO ESSERE DIPLOMATI O LAUREATI?


Meglio essere diplomati o laureati per trovare lavoro, per essere professionalmente appagati e per guadagnare dignitosamente? La risposta, piuttosto complessa, arriva dai numeri, dalle percentuali e dalle statistiche dell’Istat, che ha da poco diffuso i risultati della sesta indagine sui percorsi di studio e di lavoro dei diplomati e della nona indagine sull'inserimento professionale dei laureati. L’obiettivo è stato quello di studiare le scelte formative e i percorsi lavorativi intrapresi nei quattro anni successivi al conseguimento del titolo. In pratica, si è voluto tracciare un quadro su cosa hanno combinato i neodiplomati e i neolaureati nei quattro anni successivi all'uscita dalla scuola superiore o dall'università.



LA SITUAZIONE DEI DIPLOMATI
La situazione occupazionale dei diplomati1 nel 2011 fotografata nel 2015 conferma il trend discendente già registrato nella precedente edizione, nel 2015 lavora il 43,5% dei diplomati (45,7% del 2011)

Uomini e donne
A quattro anni dal diploma gli uomini che lavorano sono sempre meno, 46,8% rispetto a 51,2% del 2011, mentre la quota di donne lavoratrici è rimasta stabile (40,4%). Il calo di occupazione tra gli uomini non è compensato da una maggiore propensione a proseguire gli studi (la quota di studenti è invariata a 30,7%), bensì da un aumento di chi cerca di lavoro (19,6% rispetto a 14,2% del 2011). Sul versante femminile diminuiscono le donne che investono nell'istruzione terziaria (31,8% rispetto a 36,4% nel 2011) e aumentano quelle alla ricerca di un impiego (23,9% rispetto a 18,1%). Queste dinamiche si riflettono sulla quota di attivi sul mercato del lavoro (coloro che hanno un lavoro o lo cercano attivamente). Il divario di genere a svantaggio delle donne si riduce: la quota di attivi è di poco più alta tra gli uomini (66,5% contro 64,2%) solo perché aumentano le donne in cerca di lavoro. Di conseguenza è in crescita il tasso di disoccupazione: a quattro anni dal diploma è in cerca di un lavoro il 33,4% della popolazione attiva (26,2% nel 2011). Nel 2015, quasi un diplomato su tre (31,3%) è impegnato in via esclusiva negli studi terziari (università e studi superiori post-diploma), il 23,4% si dedica solo al lavoro e il 14% cerca un'occupazione (14%). Solo il 9,3% dei diplomati lavora e cerca un nuovo lavoro, l'8,5% si dedica contemporaneamente ad attività di studio e lavoro, il 7,9% studia e cerca lavoro, il 2,3% lavora, studia e cerca un nuovo lavoro. Una quota residuale, il 3,4%, non studia, non lavora, né cerca lavoro. La quota di diplomate occupate è più bassa di quella dei loro omologhi (40,4% e 46,8%) mentre è più alta la percentuale di donne alla ricerca di un’occupazione; inoltre, contrariamente al passato, la propensione femminile agli studi terziari quasi eguaglia quella degli uomini.

Nord, centro, sud Italia o estero
Nelle regioni meridionali l’inserimento dei diplomati nel mondo del lavoro continua a essere più difficoltoso: quelli che lavorano quattro anni dopo il diploma sono il 36-37% mentre nelle regioni centrali superano il 42% e al Nord sono uno su due. Queste differenze non sono motivate da un maggiore coinvolgimento negli studi terziari ma da una più alta propensione a cercare lavoro. Un’esigua percentuale di diplomati, l’1,3%, vive abitualmente all’estero.

La scelta del tipo di scuolaLa scelta del tipo di scuola secondaria superiore è determinante per la successiva partecipazione al mercato del lavoro. I diplomati che provengono dai percorsi più professionalizzanti hanno i tassi di attività più alti, 90,2% per chi ha studiato in un istituto professionale e 80,9% per chi proviene da un istituto tecnico, e anche i migliori esiti occupazionali. D’altro canto, prosegue gli studi soltanto il 6,1% dei diplomati in un istituto professionale e il 15,8% di chi esce da un istituto tecnico. L’interesse per gli studi è come sempre preponderante tra chi invece proviene da un percorso liceale: il 53,4% dei liceali diplomati nel 2011 quattro anni dopo è ancora studente a tempo pieno.

La scelta di andare al'università
Quasi due terzi dei diplomati tentano la strada dell’università. Sei diplomati su dieci si sono iscritti all'università almeno una volta (68,4% delle diplomate e 57,2% dei diplomati) e il 3,8% ha scelto un corso di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) o altri corsi di studi superiori non universitari (come la Scuola Superiore per mediatori linguistici/interpreti e traduttori, le Accademie militari, i Seminari di formazione religiosa) o corsi che rilasciano titoli equipollenti alla laurea. Nel 2015 il 48,3% dei diplomati del 2011 è impegnato nel percorso universitario (50% nel 2011). Il 37,3% è in attesa di conseguire un primo titolo universitario, l'11% ha già conseguito una prima laurea, tipicamente di I livello, e prosegue il percorso universitario verso la specializzazione, nel 6,6% dei casi sono già in possesso di una laurea e non proseguono gli studi.
Il percorso universitario è talvolta accidentato, l’8% dei diplomati ha infatti abbandonato gli studi senza aver conseguito un titolo. Il motivo prevalente sia per gli uomini che per le donne è aver trovato un lavoro o aver scelto di dedicarsi totalmente alla ricerca di lavoro (32,9% degli uomini che hanno abbandonato e 23,2% delle donne); altri lamentano di aver trovato gli studi troppo difficili (18,9% uomini e 16,3% donne), di non essere soddisfatti degli sbocchi professionali (13,1% e 14,5%) o di aver avuto difficoltà a sostenere le spese universitarie e di mantenimento (9,4% e 11,5%)
L’80,6% degli immatricolati ha scelto un corso di laurea di I livello, il 18,7% un corso di laurea a ciclo unico mentre solo l'1% circa si è iscritto a corsi presso università straniere, in Italia o all’estero. Le immatricolazioni si sono concentrate soprattutto nei gruppi Economico-statistico, Medico e Ingegneria (rispettivamente 14,5%, 13,8% e 13,1% degli iscritti). I diplomati degli istituti professionali intraprendono un percorso universitario prevalentemente in area Economico-statistica (14,9%) e Medica (12,7%); quelli degli istituti tecnici si concentrano su corsi di area Economico-statistica (26,7%) e Ingegneria (19,6%). I diplomati provenienti dai licei variano di più le loro scelte, distribuendosi tra vari gruppi disciplinari: Medico, Ingegneria, Economico-statistico e Giuridico; quelli provenienti dagli studi magistrali optano per percorsi di tipo umanistico-sociale (gruppi Insegnamento, Psicologico, Politico-sociale, Letterario) o medico.

Tipologie contrattuali
Nel 2015, a quattro anni dal diploma, un quarto dei diplomati occupati (25,3%) ha un lavoro dipendente a tempo indeterminato, l'11,5% un lavoro autonomo ma la maggior parte (63,2%) ha un'occupazione “non stabile” e deve ancora consolidare la propria posizione. In particolare, il 33,8% degli occupati ha un contratto a tempo determinato, l'8,7% lavora alle dipendenze senza contratto e il 13,8% ha un lavoro a progetto, un contratto di prestazione d'opera (compresi i voucher) o una borsa di studio/lavoro. Una quota pari al 6,9%, infine, è impegnata in un percorso di formazione professionale retribuita (tirocinio, stage, corso di formazione/aggiornamento), considerando anche i soli rimborsi spese. Le donne sono occupate in lavori non stabili più degli uomini.

Soddisfazione dei lavoratori diplomati
I diplomati del 2011 esprimono un giudizio sostanzialmente positivo nei confronti del lavoro che svolgono.
I giovani diplomati hanno per lo più percorsi lavorativi non ancora compiuti e situazioni lavorative che non corrispondono completamente ai loro desideri. Un terzo dei diplomati con un contratto di lavoro dipendente ha un regime orario part-time (32,4%), involontario nel 70% dei casi (non ha trovato un lavoro a tempo pieno); nel contempo oltre un terzo dei lavoratori part-time (36,2%) sta portando avanti studi di livello terziario. Per molti le prospettive di lavoro sono ancora incerte: più della metà dei lavoratori a tempo determinato (dipendenti, borsisti, co.co.co. e prestatori d'opera occasionale) prevede scarse probabilità che il lavoro si trasformi a tempo indeterminato o non sa prevedere nulla al riguardo (58,5%).

Stipendi ed entrate
L'8,4% dei lavoratori svolge più di un’attività lavorativa, comprese le attività di formazione professionale retribuita (tirocinio, stage, corso di formazione/aggiornamento). Considerando il complesso delle attività retribuite, i diplomati percepiscono entrate da lavoro per un valore mediano intorno a 850 euro mensili, al netto delle tasse. Le donne guadagnano 683 euro al mese, gli uomini 1.000 euro.
A quattro anni dalla fine degli studi superiori, oltre otto diplomati su dieci (81,6%) vivono ancora con i genitori o con fratelli e sorelle. Solo il 9,8% vive da solo o con persone non legate da parentela e poco meno del 9% ha formato un proprio nucleo familiare. La transizione a una situazione abitativa indipendente e alla costruzione di una vita autonoma è notevolmente influenzata dalle condizioni economiche e lavorative, della famiglia o personali.


LA SITUAZIONE DEI LAUREATI
I risultati delle varie edizioni dell’indagine sull’inserimento professionale dei laureati mostrano che, a partire dal 2001, la stima dei laureati di II livello2 che risultano occupati a distanza di alcuni anni dal conseguimento del titolo è stabile intorno al 73%.

Laureati di I o II Livello
I laureati di I e II livello presentano situazioni differenziate rispetto all’ingresso nel mercato del lavoro, soprattutto a causa delle scelte di studio/formazione successive al conseguimento del titolo. In particolare, la transizione al lavoro di gran parte dei laureati di I livello si realizza con tempi “ritardati” rispetto ai laureati di II livello per la diffusa propensione dei primi a proseguire gli studi. La percentuale di laureati di I livello che nel 2015 studia è infatti quasi doppia (20,1% ) rispetto a quella dei laureati di II livello sia a ciclo unico (11,4%) che specialistici biennali (10,5%). Sono questi ultimi a presentare i valori più elevati di occupazione: il 77,5% lavora e non studia ma tale percentuale aumenta di ulteriori 7 punti considerando anche coloro che oltre a studiare dichiarano di svolgere un’attività lavorativa; nel caso dei laureati di II livello a ciclo unico la percentuale di chi lavora e non studia scende al 72,9% e al 62,9% nel caso dei laureati di I livello.
La situazione occupazionale a 4 anni dalla laurea è il risultato di un percorso di avvicinamento al mercato del lavoro diverso per le tre tipologie di laureati. Il 28,7% dei laureati di I livello lavora già al momento del conseguimento del titolo di studio e dopo il primo anno tale percentuale si attesta al 37,4%. Situazione molto diversa per i laureati specialistici biennali i quali, a un anno dalla laurea, sono occupati nel 55,7% dei casi.
Rispetto al 2011, il gap di genere nelle quote di occupati è ancora significativo nel caso dei laureati di II livello, si è attenuato per quelli di I livello, è pressoché nullo per i laureati che nel 2015 svolgono un lavoro iniziato dopo la laurea di I livello, mentre è leggermente più alto per chi nel 2015 svolge un lavoro iniziato dopo la laurea di II livello (Figura 9). Le donne presentano tassi di disoccupazione più elevati: 23,4% tra le laureate di I livello (18,4% per gli uomini) e 16,2% tra quante hanno concluso un corso di laurea di II livello (9,9% maschile).

Esiti professionali differenziati fra i diversi ambiti disciplinari 
Nei gruppi Difesa e sicurezza, Medico e Ingegneria gli occupati nel 2015 sono rispettivamente il 99,4%, 96,5% e 93,9% dei laureati di II livello. In questi gruppi anche l’occupazione femminile registra le percentuali più elevate, che vanno dal 91,3% di Ingegneria, al 94,7% di Difesa e sicurezza, al 96,3% del gruppo Medico. L’inserimento nel mercato del lavoro è più difficile per i laureati, sia di I che di II livello, nei gruppi Letterario e Geo-biologico. Lavora infatti il 61,7% dei laureati di I livello e il 73,4% di quelli di II livello del gruppo Letterario, il 58,6% dei laureati di I livello e il 76,5% di quelli di II livello del gruppo Geo-biologico. Critica è anche la situazione dei laureati di I livello nel gruppo Psicologico (lavora il 54,4%) e dei laureati di II livello nel gruppo Giuridico (lavora il 67,6%). Fra i laureati di I livello, oltre uno su due (52,8%) è dipendente a tempo determinato oppure ha un contratto di collaborazione coordinata e continuativa o di prestazione d’opera occasionale o una borsa di studio/lavoro. La percentuale di lavoratori ‘non stabiIi’ scende al 41,9% fra i laureati di II livello (33,8% per gli uomini). Agli apici della classifica delle occupazioni non stabili si trovano i laureati di II livello del gruppo Medico, per i quali l’intervallo di 4 anni dal conseguimento del titolo non è adeguato a consolidare la natura dell’occupazione, il 71,9% è infatti impiegato in lavori non stabili e, tra questi, il 64,1% risulta titolare di borsa di studio. Seguono i laureati dei gruppi Letterario e Geo-biologico, con percentuali superiori al 66% per quelli di I livello e al 59,9% per quelli di II livello.
Le percentuali di occupati dipendenti a tempo indeterminato sono pari al 37,1% per i laureati di I livello e al 43,8% per quelli di II livello, mentre per le donne si attestano a 32% e 34,6%. I lavoratori autonomi sono il 15,6% dei laureati di I livello e il 22,4% di quelli di II livello, contro 11,0 e 17,4% delle laureate.

Redditi da lavoro dei laureati
Considerando la professione svolta e il reddito da lavoro, i laureati di I livello dei gruppi Difesa e sicurezza, Medico, Ingegneria e Scientifico vantano i migliori esiti professionali, con percentuali di coloro che svolgono una professione adeguata al titolo di studio conseguito3 superiori all’88% e una retribuzione netta mediana mensile superiore a 1.400 euro. I laureati di II livello hanno invece retribuzioni più elevate se provenienti dai gruppi Difesa e sicurezza, Medico e Ingegneria, e più occupati in professioni adeguate al titolo di studio conseguito nei gruppi Chimico-farmaceutico, Insegnamento e Scientifico. In generale il reddito netto mensile mediano dei laureati di I livello è inferiore di più di 100 euro rispetto a quello dei laureati di II livello; il divario di genere si quantifica invece in 233 euro nel caso dei laureati di I livello e in 275 euro per quelli di II livello.
Il 64,2% dei laureati di I livello e il 74,9% dei laureati di II livello dichiarano che la laurea era espressamente richiesta per accedere all’attività lavorativa mentre è stata utile rispettivamente nel 23,8% e 17,8% dei casi. La laurea sembra non premiare chi l’ha conseguita nei gruppi Letterario e Politico-sociale, dal momento che per l’attività lavorativa svolta non era richiesta e non è stata nemmeno utile

Livelli di soddisfazione dei laureati
Relativamente ad alcuni aspetti del lavoro svolto, i laureati di I e II livello esprimono livelli di soddisfazione analoghi. La soddisfazione è più alta riguardo al grado di autonomia e alle mansioni assegnate (7,7 e 7,6 punti rispettivamente), e più bassa per le possibilità di carriera e il trattamento economico (5,8 e 6,0 punti). I laureati di I livello nei gruppi Letterario e Psicologico manifestano su tutti gli aspetti i livelli di soddisfazione più bassi, il contrario si verifica per quelli del gruppo Difesa e sicurezza (9,2 per le prospettive di stabilità e 8,7 per il grado di autonomia). Anche nel caso dei laureati di II livello, quelli del gruppo Difesa e sicurezza risultano i più soddisfatti (valori pari o superiori a 9 per mansioni svolte e prospettive di stabilità). La soddisfazione per poter mettere a frutto nel lavoro le conoscenze acquisite all’università è invece decisamente bassa tra i laureati dei gruppi Politico-sociale e Letterario (valori pari rispettivamente a 5,7 e 5,9). I lavoratori co.co.co o prestatori sono i meno soddisfatti per tutti gli aspetti considerati al contrario dei borsisti, i quali segnalano livelli alti di soddisfazione per l’utilizzo delle conoscenze acquisite all’università e la possibilità di arricchimento professionale.

Dove lavorano i laureati
Confrontando la ripartizione di residenza prima dell’iscrizione all’università e quella nella quale i laureati lavorano nel 2015, emerge la capacità attrattiva del Nord-ovest, dove lavora il 91,6% dei laureati di I livello che vi risiedevano prima dell’università e il 12,9% di quelli provenienti dal Sud Italia; analoga la situazione per i laureati di II livello. All’opposto i laureati originari del Sud e delle Isole più frequentemente hanno trovato un impiego altrove e il motivo prevalente risiede nella possibilità di trovare un lavoro più qualificato. Il luogo di studio spesso diventa il luogo in cui il laureato trova lavoro, ciò si verifica per il 76% dei laureati di I livello e il 74,8% di quelli di II livello. Se poi la laurea è stata conseguita in un ateneo del Nord-ovest o del Nord-est più frequentemente l’impiego è stato trovato all’estero.

Studi all'estero
Anche durante gli studi i laureati decidono di recarsi all’estero per partecipare a programmi volti a promuovere la mobilità studentesca in ambito europeo ed extraeuropeo (6,8% dei laureati di I livello e 12,7% di quelli di II livello). La propensione a partecipare a tali programmi dipende dal tipo di studi effettuati: è massima nel caso dei laureati nei gruppi linguistico (27% di laureati di I livello e 29,1% di quelli di II livello) ed Economico-statistico (9,5% e 17,4%), mentre è minima nel gruppo Difesa e sicurezza. La Spagna è il primo paese di destinazione, scelto dal 30% dei laureati di I livello e dal 27,2% dei laureati di II livello, segue la Francia (11,8% e 13,6%).


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