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martedì 5 maggio 2015

OCCUPAZIONE E DISOCCUPAZIONE IN ITALIA....NUOVA DOCCIA FREDDA!

A pochi giorni dai proclami e ai dati positivi riguardanti l'occupazione in Italia, ecco che inevitabilmente arriva la doccia fredda...E' l'Istat a smentire (in parte) i dati ottimistici provenienti dal ministero del Lavoro, secondo i quali l'occupazione starebbe crescendo grazie alle novità normative in tema di contratti di lavoro.





L’Istat, pubblicando o i dati relativi al mese di marzo, conferma un dato incontrovertibile: la disoccupazione cresce e raggiunge il 13%: basti pensare che i disoccupati sono aumentati del 4,4% negli ultimi 12 mesi! Ovviamente anche per i giovani la situazione segue di pari passo, con un tasso è complessivamente cresciuto al 43,18%.
Sempre secondo i dati di marzo 2015 di fonte Istat, ci sarebbero 59mila occupati in meno rispetto al mese di febbraio, con un tasso di occupazione complessivo è pari al 55,5% (per i giovani questo dato è del 14,5%!!!!).

L’Istat, infine, focalizza la propria attenzione anche sul tasso di inattività, che fa riferimento proprio agli "inattivi", cittadini che non fanno parte del mercato del lavoro per scelta o perché ormai troppo demoralizzati. Ebbene, questo numero scende dello 0,1%, portando il numero totale di inattivi di 140mila unità nell’ultimo anno (-0,2%).

E' evidente quindi che qualcosa a livello di sistema non funziona, visto che ai dati occupazionali se ne affiancano altri davvero poco confortanti, come quelli della produzione industriale e alla domanda aggregata.

Da non dimenticare un altro aspetto che potrebbe incidere, purtroppo negativamente, sul tasso di occupazione, sui consumi e di conseguenza sulla produzione: decine di migliaia di soggetti che sino ad ora sono stati tutelati da diversi ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione, cassa integrazione, mobilità, ecc..) si troveranno a breve totalmente scoperti, andando ad aggravare ulteriormente la situazione generale del sistema economico in Italia.

Ovviamente la risposta non può che essere politica, con l'adozione di misure ancor più incisive e coraggiose in termini sociali ed economici...




1 commento:

  1. Da quando Renzi parla di Jobs Act la disoccupazione secondo dati ISTAT è aumentata dell' 1%. Adesso nel 2015 sta recuperando perchè ha incentivato le assunzioni permettendo il licenziamento entro i 3-35 anni di contributi. Quindi delle percentuali esigue di rilancio occupazionale, solo una percentuale conserverà veramente il posto di lavoro in modo stabile. Stabilità = stipendio mensile = sicurezza nel fare consumi.
    Nessuna sicurezza di fare consumi perchè dall'oggi al domani potrebbero licenziarti e come over 30 è quasi impossibile ritrovare un lavoro implica usare i soldi messi da parte per crearsi un'attività o per mantenersi. Quindi chiunque è senza art.18 non spenderà nulla di ciò che risparmia, in previsione di tempi peggiori.
    Oltre all'aumento della disoccupazione per 250 mila persone nel 2014, si ha che ogni anno 550 mila ragazzi entrano in età da lavoro (quelli che proseguono gli studi sono compensati da coloro che dopo un ciclo accademico si affacciano con la laurea a lavoro). Abbiamo quindi 550 mila che ogni anno si affacciano sul lavoro (per il 2015), 250 mila disoccupati in più dall'anno scorso e 3,5 milioni di disoccupati che cercano un lavoro da anni.
    2/3 dei contratti segnalati dall'INPS non sono con il Jobs Act, ma con apprendistato o forme temporanee di lavoro. 1/3 sono con il jobs act che rimuove l'art.18 e permette il licenziamento facile per delocalizzare l'industria all'estero fra i 3 ed i 35 anni di contributi.
    Tutti quelli con contratto temporaneo od a tempo determinato fanno numeri elevati (per esempio un contratto 6 mesi e poi altri 6 mesi viene contato come 2 contratti nell'anno) ma sono sempre le solite persone che vengono impiegate ogni volta, senza che vi sia consumo della disoccupazione che si è consolidata negli anni.
    Con tali cifre ci vogliono 70 anni per impiegare tutti i disoccupati raddoppiati dalla crisi dei subprime del 2008.
    In compenso studi di Oxford ( http://adf.ly/1FBMBX ) stimano che con la quarta rivoluzione industriale (miglioramento efficienze, automatismi, internet delle cose, robotica), vi sarà una perdita del 47% degli attuali lavoratori.
    Non ho idea come possa la società rimanere vivibile, quando già oggi non lo è per 10 milioni di persone al limite della povertà, 3,5 milioni di disoccupati, ergo 10-3.5milioni lavorano ma sono comunque sulla soglia di povertà.
    Insomma, servono soluzioni serie, non riforme liberiste fatte da personale che chatta con l'iphone per governare il paese.

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