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mercoledì 25 febbraio 2015

START UP, LAVORO E INNOVAZIONE IN AUMENTO ANCHE IN ITALIA

Su una cosa l’Italia delle tante diversità e velocità, soprattutto quando si parla di economia, innovazione e lavoro, ritrova lo stesso passo: le startup innovative! Sono ormai più di 3.200 e aumentano a una velocità esponenziale. E lo fanno non solo a Milano (dove sono 470), Roma (270) o Torino (174), ma anche nelle province più piccole, come Trento, o con maggiori problemi di sviluppo, come Napoli, dove se ne contano in entrambi i casi 96.
Questa voglia di fare impresa, di diventare imprenditori di se stessi, di creare ricchezza e occupazione emerge sia dai dati ufficiali della sezione speciale del Registro delle imprese delle Camere di commercio, sia da una specifica indagine promossa da Unioncamere e Ministero del Lavoro nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior.




LE START UP SETTORE PER SETTORE

A fine gennaio 2015, le start up innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese erano oltre 3.200. Ideate dal legislatore nel 2012, già nel 2013 hanno sfiorato le 1.300 unità ma hanno avuto un ulteriore boom nel 2014, quando ben 1.829 imprese con le caratteristiche di alto valore tecnologico hanno aperto i battenti.
Oltre tre quarti è attivo nel settore dei servizi, poco più del 18% nell’industria e il 4% nel commercio. Più nel dettaglio, quattro imprese su 10 operano nelle attività terziarie più fortemente legate alle nuove tecnologie (produzione di software, consulenza informatica e servizi di informazione), mentre una quota del 16,7% si occupa di ricerca&sviluppo.
All’interno del settore manifatturiero, la prevalenza va all’ICT, ossia a quei comparti che sviluppano la parte hardware (fabbricazione di computer) e le altre tecnologie di base (strumentazioni elettriche ed elettroniche). Stentano ancora a decollare l’energia e il sociale, due campi che il legislatore ha privilegiato riservando loro ulteriori incentivi.
Le start up energetiche - intendendo quelle imprese che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico - pesano infatti poco più del 12% (388 unità), mentre quelle a vocazione sociale costituiscono circa il 3% del totale.

LE START UP A LIVELLO GEOGRAFICO
Il Nord Ovest è l’area che ospita il maggior numero di start up (in particolare la Lombardia e Milano), seguito dal Nord Est (con buone performance dell’Emilia Romagna e, a livello provinciale, di Trento). Significativo e degno di attenzione è però il contributo fornito dal Mezzogiorno, di poco inferiore a quello del Nord Est e pari a quello del Centro.
L’orizzonte di riferimento commerciale delle startup innovative risulta relativamente ampio. Il 23% è attivo principalmente sul mercato internazionale (si sfiora però un terzo del totale nel caso delle start-up manifatturiere) e il 34% su tutto il territorio nazionale, mentre, all’opposto, appare contenuta (30%) la quota delle start-up che si muovono soprattutto sul mercato “di prossimità” (provinciale o regionale).

LE START UP E LE RISORSE FINANZIARIE
Per continuare a stare sul mercato e svilupparsi sono consapevoli di non poter smettere di innovare: l’88% delle startup ha già deciso di mettere in campo nuovi investimenti entro la fine del 2015, essenzialmente per la realizzazione di nuovi prodotti o servizi a elevato contenuto tecnologico. Ma per portare a compimento questa intenzione hanno bisogno di
denaro. E questo rappresenta senza dubbio uno scoglio per la gran parte di queste imprese, che già al loro avvio hanno segnalato, tra le principali difficoltà incontrate, proprio la mancanza di capitale necessario (35%) e la difficoltà di ottenere credito dalle banche (31%), oltre, però, a una eccessiva lentezza e complessità delle procedure amministrative (42%).
Quindi, fra quelle che, superata la fase di avvio, intendono investire in nuovi e funzionali prodotti e servizi per reggere le richieste del mercato, 4 su 10 hanno già deciso di avvalersi di risorse proprie, circa un terzo invece confida prevalentemente nei finanziamenti pubblici, il 27% nell’ingresso nel proprio capitale di business angel o società di venture capital, un altro 26% punta sui prestiti bancari e il 24% è pronto ad aprire l’impresa a nuovi soci. Solo il 14% invece proverebbe a farsi finanziare da altre “persone” attraverso un sistema di crowdfounding.
Questo accade anche perché si tratta di iniziative imprenditoriali per le quali non c’è certo bisogno di grandi capitali, quantomeno in fase di avvio: 6 su 10 hanno dato vita alla propria idea di impresa avvalendosi di un finanziamento iniziale di massimo 50mila euro e nel 2014 il 40% ha fatturato 25mila euro, il 15% 26-50mila euro e un ulteriore 25% tra i 51 e i 250mila
euro.

START UP TRA FUTURO, INNOVAZIONE, ECONOMIA E OCCUPAZIONE
Cosa emerge dunque da questa interessantissima indagine? Che anche in un Paese ricco di contraddizioni e lacune a livello di sistema, le startup rappresentano indiscutibilmente un importante elemento di innovazione e possedono un significativo potenziale in termini occupazionali. A patto, però, che si consenta loro un accesso più diretto ed efficace alle leve finanziarie (pubbliche e private), necessarie per consentire il salto di qualità e la loro stabilizzazione sul mercato.




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