che lavoro cerchi? dove?

lunedì 9 febbraio 2015

JOBMETOO, QUANDO LAVORO E DISABILITA' SI INCONTRANO...

Più volte nel nostro blog abbiamo scritto di disabilità e lavoro, una tematica tanto complessa quanto delicata, per via del difficile bilanciamento tra diritto al lavoro (sancito a livello costituzionale) e logiche aziendali ovviamente legate al profitto e all'efficienza. In questo post torniamo ad occuparci dell'argomento per presentarvi Jobmetoo, una vera e propria agenzia per il lavoro specializzata nell'offrire opportunità di impiego a persone disabili appartenenti alle categorie protette.
Per conoscere più da vicino questa realtà, unica nel mercato del lavoro italiano, abbiamo rivolto qualche domanda a Daniele Regolo, ideatore e fondatore di Jobmetoo.



Quando e come nasce il progetto di creare un'agenzia per il lavoro legata al mondo della disabilità?
"Jobmetoo nasce da un’esperienza personale, dove per “personale” non si intende soltanto il mio trascorso, ma quello di quasi 800.000 disabili in attesa di un lavoro, diritto non solo costituzionale, ma anche sancito dalla Legge 68/99 per il collocamento mirato delle Categorie protette. La startup nasce nel 2011: grazie alla sua vision (fondata da una persona disabile) e a un database che cresce velocemente, arriviamo al 2014 con la creazione di un portale altamente accessibile e il supporto di un team di professionisti."


Quali sono le principali difficoltà incontrate prima e dopo la fondazione di Jobmetoo?

"Per fondare Jobmetoo mi sono dimesso da dipendente statale a tempo indeterminato: una scelta che ha generato molto dissenso attorno a me, ma la mia dignità mi richiedeva di non accettare più una mansione del tutto inadeguata alla mia disabilità: attività di front office in presenza di sordità profonda. Ho dovuto imparare a diventare veramente “sordo” per concentrarmi sullo sviluppo di Jobmetoo. Le difficoltà, quindi, sono una costante della fase di crescita, l’importante è non trovarsi sempre davanti allo stesso ostacolo, in quanto vorrebbe dire che non si sta affatto crescendo."

Un candidato che volesse utilizzare i vostri servizi cosa deve fare?
"Il nostro portale si basa su due caratteristiche fondamentali: accessibilità e fruizione, messe in risalto anche grazie all’applicazione open source “Farfalla Project”. In questo ambiente accogliente, il candidato, in pochi passi, si troverà nel mondo di Jobmetoo e sarà immediatamente ricercabile dalle aziende. Teniamo molto a sottolineare come l’area del profilo personale sia stata pensata per valorizzare il lavoratore che ha incontrato numerose difficoltà nel suo percorso professionale e di vita."

Le aziende a caccia di candidati disabili quali vantaggi hanno nell'utilizzare Jobmetoo?
"Da ex candidato per le aziende, che oggi visito presentando Jobmetoo, noto principalmente questo: l’assunzione dei disabili viene vissuta con angoscia. Jobmetoo ha l’intento non solo di consegnare ai suoi clienti dei servizi personalizzati e privi di fronzoli, ma soprattutto di essere presente, assumendosi l’onere, ma anche l’onore, di un collocamento davvero mirato. Ricordo che, ad oggi, abbiamo il database più numeroso in Italia e anche questo rappresenta un punto di forza di Jobmetoo: la provincia, ambito privilegiato della Legge 68/99, è un bacino di utenza oggi non più adeguato al mondo che cambia."

Stando ai vostri dati, quali sono le categorie professionali più “gettonate”?
"Per rispondere a questa domanda è necessario fare una distinzione: un conto sono le richieste delle aziende, tendenti a ricercare figure medio basse per una forma di prudenza, un conto è la realtà del nostro database, il cui 40% degli iscritti è rappresentato da persone diplomate e laureate. Prima di affrontare il tema delle categorie professionali più gettonate dobbiamo quindi compiere un importante passo propedeutico e culturale: individuare una nuova convergenza tra le richieste delle aziende e le competenze dei candidati."

Un commento sull'attuale normativa riguardante le categorie protette?
"La domanda mi tocca molto. Io sono un “figlio” della Legge 68/99, anche se non mi è stata più utile di cinque o sei colloqui di lavoro in oltre dieci anni. Passare da un sistema punitivo ad uno premiante è, a nostro avviso, il primo passo da fare."

Qualche consiglio per aumentare le probabilità di trovare il lavoro "giusto"?
Visto che parliamo di disabilità e categorie protette, vorrei rimanere in questo ambito e mi sento di sottolineare: indipendentemente dalla qualifica in possesso, è necessario far valere la propria forza, senza svendersi e, se lo si ritiene opportuno, spiegare cosa comporta la propria disabilità. A volte anche le paure più grandi svaniscono con un confronto aperto, chiaro e trasparente.




Nessun commento:

Posta un commento