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mercoledì 3 dicembre 2014

FLESSIBILITA', MERITOCRAZIA E NUOVE TECNOLOGIE NEL MERCATO DEL LAVORO


Crisi economica, cambiamento delle dinamiche e delle politiche aziendali, carico fiscale e contributivo, nuove tecnologie informatiche e internet. Sono solo alcuni dei fattori che condizionano il mondo del lavoro, soprattutto in termini di flessibilità, contratti, ricerca e selezione dei candidati.
E' quanto emerge dal sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli e presentato il 27 novembre 2014 a Milano, in occasione del 'Forum delle risorse umane 2014', organizzato da Comunicazione Italiana. Uno studio che ci consente di avere dati aggiornati anche su argomenti riguardanti il merito, i sistemi di selezione, internet e i colloqui di selezione.





FLESSIBILITA'...UN CAMBIAMENTO POSITIVO?
Secondo il sondaggio, il 45% del campione degli intervistati dichiara che l’aumento della flessibilità può essere considerato un cambiamento positivo. Di contro, per il 49% è poco o per nulla positivo. In altre parole, per 4 italiani su 10 è un cambiamento positivo.
L’opinione pubblica registra un cambiamento interessante se compariamo questi dati con quelli del 2013, quando quelli che consideravano la flessibilità positivamente erano molto di meno, parliamo del 27%.

AZIENDE, CANDIDATI E MERITO
Il 65% degli intervistati sostiene che in tempi di crisi le aziende dovrebbero sempre più utilizzare il merito come criterio di selezione, tuttavia per la maggior parte degli intervistati le aziende selezionano in base al merito poco o per nulla.
Al contrario, gli italiani più ottimisti sono meno della metà, solo il 30% infatti pensa che le aziende selezionino in base al merito. Un’opinione in linea con quanto rilevato negli anni precedenti: nel 2013 a pensarla così era il 31%, mentre nel 2012 era il 27%. In definitiva, per 7 italiani su 10 le aziende non selezionano in base al merito".

LA REPUTAZIONE AZIENDALE
Secondo il sondaggio, la reputazione è uno dei fattori più rilevanti per l’opinione pubblica, tanto da influire sulla scelta dei prodotti oltre che nella ricerca di un posto di lavoro. Per il 66% degli italiani, la reputazione di un’azienda in merito alla gestione delle risorse conta molto o abbastanza nella scelta di un prodotto o di un servizio. Per l’80%, invece, la reputazione aziendale è determinante nella scelta di un posto di lavoro, di fronte all’offerta di più aziende. Nel 2013 a pensarla così era l’85%. Nel determinare la reputazione di un’azienda nella gestione delle risorse umane, continua il sondaggio, al primo posto c’è la formazione e la capacità di far crescere umanamente e professionalmente le persone: a pensarla così è il 39% degli italiani; segue la creazione di nuovi posti di lavoro, con il 37% dei consensi.
La possibilità di poter conciliare il lavoro con impegni familiari, invece, è determinante solo per il 10% degli intervistati. Nonostante quanto dichiarano gli italiani sulla reputazione aziendale, il 61% degli intervistati pensa che nell'attuale situazione socio-economica le persone non siano al centro dell’attenzione delle aziende.

NUOVE TECNOLOGIE E RICERCA DEI CANDIDATI
La trasformazione digitale del lavoro e le nuove opportunità di smartworking interesserebbero molto l’opinione pubblica: 5 italiani su 10 valutano positivamente queste nuove forme di lavoro.
Molti sono convinti che ormai la fonte principale di un reclutamento per nuove assunzioni sia il web, anche se tanti imprenditori e manager, però, preferiscono vedere di persona il candidato per scegliere con il proprio intuito. Secondo l’85% degli intervistati, il colloquio personale è importante nella scelta dei candidati. Nel 2013 a pensarla così era l’84%, nel 2012 era il 94%.

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1 commento:

  1. discutevo proprio oggi di un amico di amico. L'azienda con 250 dipendenti ha chiuso qui in Italia (alla faccia dell'art.18) lasciando a casa 250 persone.
    Subito dopo ha aperto in Ungheria dove oggi fa il grosso della produzione, inquinando, pagando poche tasse (clamorosamente non ha usato il double irish sandwitch per evadere).
    Dopo 1 anno ha riaperto una nuova azienda in Italia, con produzione minima, riassumendo solo 80 dei dipendenti che aveva (250 prima), sottopagati, azzerando la loro carriera e credo anche il TFR.
    Una cosa è l'opinione della gente, spesso disinformata sui fatti con l'informazione che viene fatta in Italia, specie dalle TV, un'altra l'evidenza delle prove.

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