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lunedì 17 novembre 2014

PARI OPPORTUNITA' NEL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA

Le pari opportunità (tra uomo e donna) nel mercato del lavoro e in azienda sono previste da decenni dal sistema normativo italiano ma, nella pratica, rimangono un traguardo ancora distante. Le testimonianze di episodi di discriminazione rimangono piuttosto frequenti mentre molte donne continuano ad avvertire una fastidiosa relazione tra aspetto fisico e avanzamento professionale.

Il divario tra quanto previsto dalle leggi e ciò che accade nella vita reale è percepito nettamente sia dai ragazzi che dalle ragazze. E’ vero che il 75% dei giovani laureati e il 62% delle loro colleghe ritiene che un uomo e una donna con le stesse credenziali, sul piano normativo abbiano (sempre o nella maggior parte dei casi) pari opportunità di fare carriera. Ma quando alle stesse persone viene chiesto che cosa accade in pratica, la risposta è ben diversa. Per il 55% degli intervistati, e addirittura per il 78% delle intervistate, uguali possibilità di avanzamento esistono raramente oppure non si concretizzano mai.




Sono questi alcuni degli aspetti che emergono dal III Rapporto Bachelor “Giovani laureati in cammino tra università e carriera”, che analizza aspirazioni e percezioni di un campione di 1000 laureati italiani a distanza di 4 anni dal conseguimento del diploma universitario.

Pari opportunità: un traguardo ancora lontano
L’impressione di vivere una situazione tuttora lontana da un’effettiva parità, naturalmente, è più forte tra le donne. Così ad un 11% dei laureati che credono nella reale esistenza delle pari opportunità si contrappone meno dell’1% delle intervistate. E se soltanto il 4% degli uomini reputa che una reale situazione di uguaglianza non si verifichi quasi mai, tra le laureate la percentuale sale fino al 14%.
La prima causa di tale discriminazione per la maggior parte degli intervistati (circa il 41% di entrambi i sessi) è ancora la maternità vista come un ostacolo.

La percezione di una carriera più difficile e di una retribuzione più bassa
Secondo il 21% delle laureate la mancanza di pari opportunità per le donne vuol dire doversi prendere carico anche del lavoro famigliare mentre il 17% ritiene che i modi e i tempi dell’organizzazione del lavoro giochino a loro sfavore. Per il 16% del campione femminile, invece, la mancanza di parità equivale, appunto, a minori possibilità di carriera. Percentuali che non variano molto, osservando le risposte degli uomini. La percezione tra i due sessi torna, invece, a differenziarsi sensibilmente sul tema dello stipendio. Il 51% delle intervistate ritiene, infatti, che in Italia, a parità di ruolo uomini e donne non ricevano la stessa retribuzione. Una convinzione condivisa soltanto dal 32% del campione maschile.

Discriminazione e aspetto fisico

Una certa avvenenza può agevolare il percorso professionale di una donna. E’ quello che crede il 62% dei laureati e il 70% delle laureate. Tra queste ultime, l’11% è convinto che l’aspetto fisico influenzi molto la carriera di una donna indipendentemente delle sua capacità, per il 41% la influenza abbastanza mentre, per il restante 18%, è in grado di condizionarla ma poco. Più inquietante è il dato che mostra un 40% delle intervistate ammettere di avere assistito ad episodi di discriminazione nel contesto lavorativo. Tra queste quasi il 10% dichiara che lo ha visto accadere spesso. E anche tra gli uomini (probabilmente meno attenti e sensibili ad un tema che non li tocca in prima persona) un buon 23% del campione dichiara di essere stato testimone di simili episodi.

Fiducia, speranze e felicità
Tutto questo naturalmente influisce sulla fiducia, sulle aspettative e, più in generale, sulla percezione della qualità della propria vita. Così, accanto ad una piccola percentuale (circa il 9% per entrambi i sessi) di persone assolutamente sicure di fare carriera, tra i laureati abbiamo un 57% che ritiene probabile un certo avanzamento professionale mentre tra le loro colleghe si scende bruscamente al 37%.
Non è, dunque, un caso che il 63% dei ragazzi dichiari di sentirsi felice contro il 53% delle ragazze e che il 23% delle donne (contro il 16% del campione maschile) ammetta di non essere molto o per nulla felice.

A fronte di dati e percentuali così poco incoraggianti non resta che sperare in un mutamento che sia più culturale che politico - normativo. In altri termini è necessario che la forma si tramuti anche in sostanza!

Per approfondire l'argomento vi rinviamo al sito www.bachelor.it




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