che lavoro cerchi? dove?

venerdì 7 novembre 2014

DONNE PIU' BRAVE ALL'UNIVERSITA' MA ANCORA DISCRIMINATE NEL MERCATO DEL LAVORO


Torniamo ad occuparci di donne, lavoro e discriminazioni, una tematica molto sentita dai nostri lettori e, soprattutto, dalle nostre lettrici. Lo spunto nasce dalla recente pubblicazione del III Rapporto Bachelor “Giovani laureati in cammino tra università e carriera”, un interessantissimo studio che analizza aspirazioni e percezioni di un campione di 1000 laureati italiani a distanza di 4 anni dal conseguimento della laurea.

ESSERE PIU' BRAVE A SCUOLA NON BASTA
Ebbene, secondo alcuni dei dati emersi, in l'Italia le donne sarebbero più brave all’università ma fanno decisamente più fatica ad entrare e ad affermarsi nel mondo del lavoro. Il 67% (contro il 61% degli uomini) consegue il titolo di studio “in corso”. Il 42% circa si laurea con 110/110, percentuale che scende al 35% tra gli uomini. Ciò nonostante il divario nella percezione della soddisfazione professionale scaverà un solco in senso contrario tra loro. Anche su questo fronte i numeri ci aiutano a capire: il 4% delle laureate, infatti, arriverà a dichiarare di sentirsi molto realizzata professionalmente, cosa che invece accadrà al 15% dei loro colleghi. D’altra parte, in Italia, i laureati trovano lavoro prima e, spesso, a condizioni migliori. Quattro anni dopo il diploma, il 26% delle donne è ancora senza occupazione, mentre tra gli uomini si scende al 20%.

TEMPI DI INSERIMENTO E PERMANENZA
Anche sul versante "tempi di inserimento" le cose non sembrano andare meglio per le nostre laureate: il 40% dei laureati trova il primo impiego a meno di un mese dalla data di laurea, contro il 37% delle laureate. Il 17% degli uomini lo trova dopo più di un anno contro il 22% delle donne.
Un'altra diversità riguarda i tempi di permanenza nel primo posto di lavoro: i laureati mantengono più a lungo la prima occupazione, tanto che il 47% di loro, a distanza di quattro anni, lavora ancora nella realtà nella quale ha iniziato la carriera. Una quota che appare praticamente dimezzata sul versante femminile, dove non si supera il 26%. Ma sono soprattutto le modalità di ingresso nel mondo del lavoro a segnare una differenza tra i due sessi. Le laureate partono con uno stage o un tirocinio nel 46% dei casi e soltanto il 39% delle volte entrano in azienda direttamente come dipendenti. Tra gli uomini, invece, le percentuali sono praticamente rovesciate: il 46% inizia a lavorare come dipendente e il 34% in qualità di stagista.

LAVORO IN LINEA CON IL LIVELLO DI ISTRUZIONE
Sul fronte femminile il 46% delle intervistate dichiara di aver trovato un primo impiego per il quale non era strettamente necessario il titolo di laurea, mentre questo accade soltanto al 36% dei laureati. Solo il 24% delle laureate ha svolto un lavoro veramente coerente con il proprio indirizzo di studi, contro il 32% dei laureati. Il 49% delle donne, inoltre, inizia con la qualifica di impiegata contro il 56% degli uomini. Una ridotta percentuale di laureati (circa l’8%) esordisce addirittura in un ruolo con funzioni direttive o di quadro. Occasione che alle donne non capita quasi mai, dato che la quota è inferiore all’1%.
E’ possibile che a creare questa situazione contribuiscano ancora vecchi stereotipi duri a morire. In Italia le ragazze sono ancora più orientate verso facoltà umanistiche o politico-sociali, ovvero ambiti che presentano i livelli più bassi di occupabilità. Esempio classico di uno stereotipo antico (e in parte ancora vivo) è la scelta femminile della facoltà in vista di un futuro da insegnante, professione tradizionalmente ritenuta tra le più conciliabili con una vita familiare. Sta di fatto che il 35% delle studentesse sceglie un percorso umanistico e il 13% si iscrive a facoltà politico-sociali, mentre gli studenti si iscrivono nel 23% dei casi a ingegneria (laurea maggiormente richiesta nel mercato del lavoro) e, nel 18% dei casi, ad economia.
Tuttavia la situazione sta cambiando. Il numero di donne iscritte all’università ha superato, da tempo, quello degli uomini e anche la presenza femminile nelle facoltà tradizionalmente maschili (ingegneria e materie scientifiche) è in crescita.

IN SINTESI.....
Le donne che conseguono una laurea lo fanno tendenzialmente con risultati migliori rispetto agli uomini, ma sono meno occupate, meno pagate e inquadrate con contratti peggiori. A quattro anni dalla laurea le donne faticano di più a trovare un lavoro e quando ci riescono le condizioni sono, in molti casi, inferiori a quelle degli uomini.
Su questo quadro di fondo, caratterizzato da elementi fortemente discriminatori, l'auspicio per il futuro non può che essere quello che si realizzino azioni di sistema che aiutino le future generazioni di laureate in termini di ingresso nel mercato del lavoro e sviluppo di carriera.

Per approfondire l'argomento e per visionare i dati relativi a questa sezione del Rapporto Bachelor, basta cliccare sul link che segue:
DONNE PIU' BRAVE ALL'UNIVERSITA' MA ANCORA DISCRIMINATE NEL MERCATO DEL LAVORO




Nessun commento:

Posta un commento