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mercoledì 20 agosto 2014

IN ITALIA SI CAMBIA LAVORO PER GUADAGNARE DI PIU'

Più che per una crescita professionale o per la ricerca di una posizione più in linea con i propri studi, la maggioranza degli italiani (ben l'81%) cambia lavoro per puntare a un aumento della retribuzione. Non solo, i dipendenti del nostro Paese mostrano una posizione contraddittoria sull'impiego attualmente ricoperto: per il 62% è il “lavoro ideale”, ma allo stesso tempo per il 61% rappresenta “solo un modo per guadagnarsi da vivere”.



In media, i lavoratori sono pronti a mettersi alla ricerca di un nuovo posto, senza eccessiva fiducia in una svolta di carriera (il 58% è convinto che sia già determinata dal primo impiego) e senza troppa urgenza (per il 62% si può sempre cambiare lavoro in qualsiasi altro momento). Facendo affidamento sulle agenzie di recruitment, che oggi sono scelte dal 76% di chi è disoccupato, ben sopra la media mondiale, e considerando il lavoro temporaneo sempre più un trampolino di lancio per un contratto a tempo indeterminato. Ma, nell'attesa di trovare un nuovo impiego, chi un lavoro ce l'ha se lo tiene stretto: oltre 8 lavoratori italiani su 10, più di tutti in Europa, sono concentrati nell'ottenere una promozione nel posto attuale.

Sono alcuni dei risultati del “Randstad Workmonitor”, l’indagine sul mondo del lavoro realizzata in 33 Paesi del mondo da Randstad, secondo player al mondo nei servizi di risorse umane, che nel secondo trimestre 2014 ha monitorato l’atteggiamento dei lavoratori verso la mobilità. La popolazione di riferimento dello studio (oltre 400 interviste in Italia) è costituita dalle persone con età compresa tra i 18 e i 65 anni che lavorano per almeno 24 ore alla settimana e che percepiscono un compenso economico per questa attività.

In Italia, si registra una curiosa parità tra chi sostiene di svolgere il lavoro ideale e chi lo ritiene esclusivamente una fonte di reddito. In realtà, la motivazione a cambiare lavoro è elevata, giustificata dalla diffusa esigenza di migliorare il livello retributivo, oltre che all'aspirazione di un percorso di crescita professionale - commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia -. Meno forte è la spinta verso un percorso più coerente con i propri studi, che fortunatamente appare un campo di maggiori conferme se 7 italiani su 10 dichiarano di svolgere un lavoro che si addice alla loro formazione e 6 su 10 sceglierebbero lo stesso percorso formativo se dovessero ricominciare da capo”.

“In questo contesto - prosegue Ceresa - e in un momento in cui la speranza della ripresa si accompagna alla difficoltà per il perdurare della crisi economica, emerge un dato positivo: cresce la fiducia degli italiani nelle società di recruiting. Una dimostrazione del buon livello di integrazione raggiunto nel mercato del lavoro italiano e una testimonianza dei risultati che le agenzie specializzate sono in grado di offrire ai lavoratori nella ricerca del proprio lavoro ideale e nella definizione del miglior percorso di carriera”.

Per leggere nei dettagli la ricerca condotta da Randstad cliccare sul link che segue:
IN ITALIA SI CAMBIA LAVORO PER GUADAGNARE DI PIU'



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