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mercoledì 26 marzo 2014

JOBS ACT, ECCO COSA NE PENSANO I DIRETTORI DEL PERSONALE E I CANDIDATI

Il dibattito politico ed economico in Italia è sostanzialmente incentrato su quelle che sono le misure previste dal Jobs Act del Governo Renzi. Posizioni politiche e ideologiche la fanno da padrone, falsando in qualche modo il comune sentire delle aziende e dei candidati.

Una sitazione a dir poco confusa, alla quale il Centro Studi e Ricerche Bachelor ha cercato di dare chiarezza con un sondaggio riguardante le opinioni dei giovani laureati e dei direttori del personale sulle nuove misure. Il campione preso in esame è composto da 100 direttori di imprese di medie-grandi dimensioni del settore privato e da 500 laureati da meno di 3 anni, su tutto il territorio nazionale.
Vediamo quali sono stati in sintesi i risultati.

Le impressioni sull'operato del governo...
Il 67% dei direttori del personale si dichiara abbastanza fiducioso nei confronti di questo governo, mentre il 16% è molto fiducioso. Solo l’1% non ripone nessuna speranza.
Altrettanto rilevante è, però, il fatto che le politiche annunciate per il lavoro giovanile siano accolte con più scetticismo dai neolaureati, la maggioranza dei quali, comunque, non boccia il piano. Il 50% degli intervistati è infatti abbastanza fiducioso, ma la percentuale scende al 9% se prendiamo in considerazione coloro che hanno un atteggiamento del tutto positivo nei confronti di Renzi. Inoltre il 32% non ha molta fiducia, il 9% non ne ha per niente.

Impressioni sul contratto a tempo determinato
Il 44% dei direttori del personale ha dichiarato di essere del tutto d’accordo con la proposta di elevare da 12 a 36 mesi la durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato, per il quale non è richiesto il requisito della cosiddetta causalità (il motivo dell’assunzione); il 43% si è dichiarato sì d’accordo, ma solo in parte. Tra i giovani laureati, ad essere pienamente d’accordo con questa proposta è l’8%, parzialmente d’accordo il 51%.

Opinioni sulla riduzione del cuneo fiscale
Si  è parlato di riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, in particolare quelli che hanno stipendi netti fino a 1.500 euro al mese i quali, già dal 1° maggio, si ritroveranno una busta paga più pesante che garantirà loro un maggiore guadagno di circa mille euro all’anno. Questa proposta piace molto al 38% dei direttori del personale e al 34% dei giovani laureati, abbastanza al 47% dei primi e al 53% dei secondi.

Nuove misure sull'Apprendistato
La proposta di avere meno vincoli per le imprese, compreso l’obbligo di confermare i precedenti apprendisti prima di assumerne di nuovi viene percepita molto positivamente: il 41% dei direttori si dichiara totalmente d’accordo con questa proposta (contro il 21% dei neolaureati), il 47% in parte (contro il 44% dei neolaureati).

La riduzione numero contratti
 Il documento diramato dal governo, inoltre, prevede un riordino delle forme contrattuali: al momento sono 40, l’obiettivo del Jobs Act sarebbe quello di snellirle di molto, e su questo entrambi i campioni analizzati si sono dichiarati sostanzialmente d’accordo.

Contratto unico di inserimento
L'ipotesi di una nuova tipologia contrattuale che favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro con tutele crescenti è ben vista dal 34% dei direttori del personale e dal 26% dei neolaureati, mentre il 47% di entrambi i campioni la ritengono abbastanza efficace.

Per concludere: tanto le aziende quanto i candidati sembrano ragionevolmente disposti a puntare su una maggiore semplicità e su un certo grado di elasticità, pur di aiutare il sistema a uscire dalla stagnazione o addirittura dalla recessione. La speranza è che lo stesso grado di buon senso guidi le scelte dei politici, dei sindacati e delle altre parti sociali...

Maggiori informazioni infografiche cliccando sul seguente link:
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