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venerdì 24 gennaio 2014

CAUSE E POSSIBILI SOLUZIONI DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA

Sul tema della disoccupazione giovanile in Italia, arrivata a quota 40% in pochi anni, la società di consulenza McKinsey & Company ha da poco realizzato una interessantissima ricerca che ha confermato la natura strutturale del fenomeno, che affonda le sue radici nello scarso dialogo tra sistema educativo e sistema economico. Non solo, in base ai dati emersi, McKinsey propone anche una serie di interventi che potrebbero migliorare la situazione, almeno nel medio periodo.
Ecco alcuni passaggi chiave della ricerca in questione, intitolata "Studio ergo Lavoro. Come facilitare la transizione scuola-lavoro per ridurre in modo strutturale la disoccupazione giovanile in Italia":

1) "....le cause del problema della disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 29 anni) siano solo in parte riconducibili alla recente crisi economica. Al contrario, il fenomeno è radicato nel nostro Paese da lungo tempo e ha natura strutturale: negli ultimi vent’anni, infatti, la probabilità per un giovane sotto i 30 anni di essere disoccupato è risultata essere stabilmente 3,5 volte superiore alla popolazione adulta (la media europea si attesta a 2).
La componente strutturale rappresenta circa il 40% del tasso di disoccupazione giovanile complessivo (oggi al 28% tra gli under 30) e affonda le sue radici nel disallineamento tra capitale umano formato dal sistema educativo e necessità attuali e prospettiche del sistema economico del Paese."
2) "Tre cause sono all’origine della difficile transizione dei giovani dalla scuola al mondo del lavoro:
  • Sbilanciamento quantitativo tra domanda delle imprese e scelte dei giovani. Nonostante il gran numero di giovani disoccupati, in varie aree del Paese molte posizioni restano vacanti a causa dei pochi candidati disponibili."
  • Carenza di competenze adeguate ai bisogni del sistema economico. Solo il 42% delle imprese italiane ritiene che i giovani che entrano per la prima volta nel mondo del lavoro abbiano una preparazione adeguata. Nel 47% dei casi (rispetto a una media europea del 33% e al 18% del Regno Unito), le aziende del nostro Paese ritengono che tali carenze abbiano un impatto negativo sulla loro attività. In particolare, lamentano un deficit di competenze generali (non solo la padronanza delle lingue straniere e della matematica di base, ma anche capacità analitiche, intraprendenza e autonomia, etica e deontologia professionale) e di esperienza pratica.
  • Inadeguatezza dei canali di supporto alla ricerca del lavoro. L’80% dei disoccupati under 30 in Italia utilizza la rete di amici, conoscenti e familiari per cercare lavoro, mentre solo circa un terzo sperimenta i canali istituzionali (in Germania gli uffici pubblici di collocamento rappresentano il mezzo principale di ricerca in oltre l’80% dei casi). Parenti e amici rimangono ancora i canali più efficaci per trovare occupazione (per il 23% dei laureati e il 43% dei diplomati), insieme all’invio diretto della propria candidatura ai potenziali datori di lavoro. Attraverso i canali pubblici (Centri per l’Impiego) passa solo l’1% delle assunzioni dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni."
 3) ".... è necessario intraprendere un piano d’azione sia a livello nazionale sia mirato su territori, distretti o filiere specifiche, che intervenga su più ambiti: offerta formativa adeguata alla domanda, informazione diffusa e trasparente, rivalutazione delle scuole tecniche e professionali, stretta collaborazione tra scuola e lavoro (con giovani e insegnanti in azienda e datori di lavoro nelle scuole), servizi di orientamento per gli studenti, efficacia dei canali di collocamento dei giovani sul mercato. Si tratta di un programma ampio e strutturato, di durata pluriennale, organizzato in sei aree di intervento e composto da sedici iniziative specifiche."

I dati ufficiali della ricerca saranno disponibili sul sito di McKinsey Italia a partire dal 28 Gennaio 2014.

Nel frattempo, saremo lieti di dare spazio ai vostri commenti sull'argomento.....


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