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venerdì 13 dicembre 2013

IL MERCATO DEL LAVORO IN CANTON TICINO, SVIZZERA SVIZZERA ITALIANA

Com'è cambiato e come si è evoluto il mercato del lavoro in Svizzera, in particolare in quella italiana (Canton Ticino), negli ultimi dieci anni? Di quanto sono aumentati i posti di lavoro, i salari e la presenta di stranieri o frontalieri? Ci sono ancora prospettive di crescita, anche alla luce della terribile crisi che il mondo intero sta affrontando? Quali sono le figure professionali più richieste? Una recente ricerca riesce a dare concrete risposte a queste e a altre domande. Ecco, in sintesi, i risultati....

Negli ultimi dieci anni i lavoratori in Ticino sono aumentati, passando da quasi 188mila del 2002 a quasi 220mila del 2012. Un più 17,2% che ha interessato sia la componente svizzera che straniera (residenti e frontalieri); questi ultimi costituiscono il 46,2% degli occupati totali in Ticino, a fronte del 28,6% su scala nazionale. Rispetto al dato svizzero, la differenza è ovviamente dettata dall’incidenza del frontalierato che in Ticino rappresenta un quarto di tutti gli occupati, al cospetto del 5,5% della media di tutta la Confederazione Elvetica.

SETTORI DI SVILUPPO
Per quanto concerne le aree di sviluppo, il mercato del lavoro ticinese si è espanso in tutti i settori, ma con un orientamento sempre più accentuato verso le attività economiche legate al terziario (i cosiddetti servizi) rispetto a quelle del primario e del secondario. Tendenza avvertita sia per quanto concerne la manodopera svizzera che per quella straniera (residenti e frontalieri). Inoltre, la crescita occupazionale è stata sostenuta dall’avanzata degli impieghi a tempo parziale (soprattutto per quanto concerne i lavoratori residenti e le donne).

TASSO DI DISOCCUPAZIONE
Sul fronte disoccupazione, il tasso è cresciuto anche qui, anche se non è nulla di paragonabile all'Italia. Attualmente è infatti al un tasso del 4,4%, mentre negli anni passatiera del 2,9%).


STIPENDI
Nel 2010 in Ticino lo stipendio medio nel settore privato ammontava a 4.996 franchi mensili. Il 25 percento dei lavoratori peggio pagati percepiva meno di 3.921 franchi mensili, mentre il 25 percento dei dipendenti meglio pagati guadagnava oltre i 6.308 franchi mensili. Tra il 2000 e il 2010 il salario medio in Ticino ha segnato un incremento nominale del 14,7%, cioè in dieci anni l’aumento è stato di 640 franchi sullo stipendio mensile. Tra le grandi regioni del paese il Ticino evidenzia (come in passato) il livello retributivo più modesto.
Nel 2010 il salario mediano degli svizzeri ammontava a 5.498 franchi mensili, più elevato rispetto a quello degli stranieri, pari a 4.671 franchi. Le disparità salariali tra svizzeri e stranieri residenti sono per la maggior parte spiegabili dalla diversa composizione in termini di profili personali e professionali dei gruppi a confronto.

FRONTALIERI E PROFESSIONI PIU' RICHIESTE
Nel III trimestre del 2013 i frontalieri occupati in Ticino erano 59.310 (il 21,4% dei 277.357 occupati sull’insieme del territorio nazionale). Rispetto al dato registrato quattordici anni fa, quando si contavano 26.453 frontalieri nel III trimestre del 1999, il numero di frontalieri in Ticino è più che raddoppiato. Importante la crescita negli ambiti dove generalmente sono richiesti profili professionali avanzati e che a fine anni ’90 contavano quote e numeri relativamente contenuti di frontalieri, come nel caso delle professioni tecniche ed equivalenti i cui effettivi son più che duplicati (passando da 2.040 a 5.725), o delle professioni intellettuali e scientifiche o di quelle di dirigenti e quadri superiori le cui cifre sono più che quadruplicate (passando per i primi da 947 a oltre 4.839 effettivi, per i secondi da 490 a quasi 2.219 persone).
Altre due categorie professionali spiccano per l’accentuato incremento di personale frontaliero: le professioni dei servizi e della vendita (da 3.798 a 9.952 effettivi) e degli impiegati amministrativi (da 1.145 a 6.919 persone). Nonostante ciò, il numero di pendolari d’oltre confine seguita ad aumentare anche nelle professioni tradizionali al frontalierato: è il caso delle professioni non qualificate con cifre più che raddoppiate (+8.797 unità e dove si concentra un frontaliere su quattro) e delle Professioni artigianali ed equivalenti dove l’aumento è stato relativamente contenuto (+1.824 effettivi).


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