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giovedì 12 settembre 2013

IN ITALIA IL LAVORO A TEMPO INDETERMINATO ESISTE, ECCOME!

Sembra sia ormai un'opinione comune, anzi un dato di fatto: il lavoro "fisso", quello regolato e tutelato da un contratto a tempo indeterminato, è una formula che ha fatto il suo tempo, non ha quasi più applicazione e non è in linea con le dinamiche della nuova economia. Su questo quadro di fondo la crisi non ha fatto altro che implementare la convinzione che ci si deve affidare solo a contratti a termine, in somministrazione oppure a "false" collaborazioni - consulenze....Serve flessibilità e non si può più concedere nulla o quasi!
E se vi dicessimo che non c'è nulla di più sbagliato e distorto?





E' vero, non si fa altro che parlare di precariato crescente e disoccupazione alle stelle, ma i dati vanno letti bene, interpretati e inseriti in un contesto più ampio...Qualche esempio?
Si dice che il mercato del lavoro nel suo complesso è bloccato. Falso, nell'utlimo anno ci sono state oltre 10,5 milioni di assunzioni, non compensate da cessazioni di contratti, in linea con gli anni meno bui della nostra economia.

Per quanto riguarda le tipologie contrattuali (determinato, indeterminato, ecc..), i più recenti dati Istat parlano di circa 22,5 milioni di lavoratori occupati, dei quali quasi 17 milioni con contratti di assunzione a tempo determinato e indeterminato, mentre altri 5milioni di "indipendenti".
Sui 17milioni di dipendenti, quasi 13milioni sono a tempo indeterminato, quindi circa il 75% dei contratti di assunzione in essere è "fissa"! Questo significa che crisi o non crisi, aumento della disoccupazione e pessimismo cosmico possono incidere fino a un certo punto, ma i dati parlano chiaro: "l'indeterminato" in Italia c'è e come!

Quindi, nel limite del possibile e delle condizioni di mercato, le aziende e gli imprenditori del Bel Paese puntano ancora moltissimo sui propri dipendenti. E non perchè siano dei pazzi o dei santi: la logica e l'esperienza dicono infatti che assicurarsi una forza lavoro qualificata e fedele nel lungo periodo non può che essere una risorsa in più da giocarsi per affermarsi e vincere la concorrenza!

Nella speranza di aver aperto un varco di ottimismo e di sano realismo in qualcuno, attendiamo qualche considerazione in merito....

2 commenti:

  1. ah si?! e dov'è?! in due anni forse adesso inizio uno stage finanziato dalla regione con fondi europei a costo zero per l'azienda. Forse...perchè dovevo cominciare già mesi fa, ma hanno preferito rimandare a dopo l'estate, ed ora ho pure il dubbio che si siano dimenticati che esisto.

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  2. Scusate, tanto più che è logico. Un contratto a tempo indeterminato per i 35 anni di contributi risulterà come tale, a meno che non fallisca l'azienda (dato che si evince dalla differenza fra gli anni nel numero di contratti chiusi ed aperti). Quindi che si dica che 13 milioni di italiani su 17 milioni di italiani su una popolazione lavorativa che va dai 18 ai 65 anni in genere abbia un contratto a tempo determinato (60 milioni di italiani con una media di 3.2 per famiglia) significa soprattutto che negli anni 80-90 e primi del 2000 hanno fatto contratti a tempo indeterminato che ancor oggi risultano come tali.
    Mentre dato che siamo 60 milioni e la media di abitanti per famiglia è 3.2, ipotizzando che vi sia 1 indeterminato per famiglia (cosa non del tutto vera specie per chi ha trovato lavoro fino agli anni '90/00, ma comunque ipotesi a vantaggio dell'idea che le aziende italiane facciano ancora uso del contratto a tempo indeterminato) abbiamo 13*3.2 ben 41 milioni di italiani con la certezza di un lavoro nei decenni, e quindi nessun dubbio o timore nel consumare (previo l'incentivo dato alla Fornero nel lasciare che ogni anni 25 mila imprese se ne vadano all'estero a lavorare con manodopera dequalificata dal minor costo, pur vantando il marchio made in Italy)e ben 18.6 milioni senza lavoro certo con forme quali Stage/tirocini (pagamento tasse come fosse un lavoro, valore stipendio variabile fra 300 e 800 euro lordo ed in alcuni casi grati e niente contributi), false partite iva (in genere rendite da fame e tasse tutte a carico del lavoratore) ed altri sistemi a tempo determinato.Ora anche ammettendo di togliere 1/3 di quei 18 milioni, perchè una famiglia è costituita da una madre, un padre ed un bambino (quindi togliamo il bambino) sono 12 milioni di persone che vivono al limite della povertà, senza nessuna certezza sul futuro. E se venissero assimilati ai disoccupati dato che con il determinato si entra ed esce dal posto di alvoro fintanto che si possono portare in dono detrazioni fiscali all'azienda (in genere garantite sotto i 30 anni) risulta che la disoccupazione in Italia è al 3.5 disoccupati + 12 milioni sulla soglia di disoccupazione e precarietà, ovvero 25.8% di disoccupazione (un terzo della società italiana) dato simile a paesi come la Spagna. Questo dato ben si avvicina anche a quanto ogni disoccupato può vedere se solo si mette a far statistiche fra cv inviati, colloqui sostenuti e lavori a tempo determinato ottenuti. La realtà è ben diversa da quanto 4 statistiche in croce vengono offerte ai TG per dirci che va tutto bene.

    Concludo dicendo che l'unico posto di lavoro a tempo determinato che considererei accettabile è quello da Onorevole (deputato o senatore), dove con una decina di mesi di non lavoro in aula (basta farsi mettere in missione per non presentarsi) uno si può permettere un vitalizio o magari anche il prepensionamento anticipato con valori di stipendio ben superiori di quanto riceva un laureato con uno stage/tirocinio. Ma tanto è evidente a tutti che il lavoro di onorevole non solo è comulabile come secondo o terzo lavoro (vedi barbareschi), ma è anche quello più a tempo indeterminato che esista in Italia, dato che lo Stato azienda con il suo governo non si trasferrà mai in un paese del nord-est europa per ridurre i costi.

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