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mercoledì 30 gennaio 2013

IL LAVORO NEI PROGRAMMI ELETTORALI DI PD, PDL, MOVIMENTO 5 STELLE, RIVOLUZIONE CIVILE E LISTA MONTI

Qualcuno di voi ha un'idea precisa di come venga considerato il LAVORO nei programmi elettorali delle principali forze politiche in campo? Tra PD, PDL, Movimento 5 Stelle, Lista Monti e Rivoluzione Civile, in campagna elettorale è ormai guerra aperta. A colpi di accuse, controaccuse e colpi più o meno bassi, i contendenti cercano di guadagnare voti in vista delle prossime elezioni. Un gran calderone dove le proposte politiche concrete passano inevitabilmente in secondo piano, a tutto scapito dei cittadini - elettori! Ecco perchè abbiamo pensato di dare il nostro piccolo contributo, dandovi la possibilità di capire come i programmi elettorali  prendano in considerazione il mercato del lavoro in Italia.
Una precisazione piuttosto importante: le informazioni riportate di seguito non intendono in alcun modo privilegiare o penalizzare nessuno dei "contendenti". Non solo, non hanno nemmeno la pretesa di essere esaustive, anche perchè la maggior parte dei programmi sono di difficile consultazione oppure eccessivamente sintetici sulla materia.
Saremo ben lieti di completare e arricchire le informazioni con il vostro contributo. Buona lettura.....


PDL
- Riconoscimento alle imprese, per le nuove assunzioni di giovani a tempo indeterminato, di una detrazione (sotto forma di credito d’imposta) dei contributi relativi al lavoratore assunto, per i primi 5 anni
- Centralità delle PMI nel modello di sviluppo italiano
- Sostituzione dell’attuale sistema dei sussidi alle imprese con contestuale ed equivalente riduzione delle tasse sul lavoro e sulla produzione
- Passaggio dalle autorizzazioni ex ante ai controlli ex post
- Pagamenti più rapidi della pubblica amministrazione, in applicazione della direttiva europea sui ritardi di pagamento
- Utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, con particolare attenzione alle vocazioni territoriali degli azionisti, per finanziare l’innovazione e garant ire i crediti alle esportazioni
- Sviluppo dei distretti e delle reti d’impresa
- Tutela e valorizzazione delle imprese commerciali di piccola dimensione, al fine della salvaguardia e della coesione sociale delle comunità locali
- Apertura al mercato dei settori chiusi, in particolare dove persistono monopoli o oligopoli statali, a partire da scuola, università, poste, energia e servizi pubblici locali
- Sviluppo di meccanismi concorrenziali e di vigilanza per contrastare accordi di cartello nel settore assicurativo
- Favorire le imprese di giovani imprenditori: per 3 anni, vantaggi fiscali per le imprese di under 35
- Valorizzare le libere professioni, riconoscendone le funzioni sussidiarie di pubblico interesse
- Ritorno alla Legge Biagi per uno “Statuto dei Lavori”
- Risoluzione della questione esodati
- Sviluppo della contrattazione aziendale e territorial e (ex art. 138 D.L. 138/2011)
- Detassazione del salario di produttività
- Sostegno all’occupazione giovanile attraverso la totale detassazione dell’apprendistato fino a 4 anni
- Buoni dote per la formazione
- Maggiore trasparenza per i sindacati su iscrizioni e bilanci
- Tetto alle pensioni d’oro
- Incoraggiamento a indirizzare quote di risparmio su pensioni integrative
- Sviluppo del telelavoro
- Partecipazione agli utili da parte dei lavoratori
- Revisione dei premi Inail, con particolare riferi mento alle PMI e agli artigiani, in funzione del rischio reale, sulla base di un criterio bonus-malus

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PD
"La nostra visione assume il lavoro come parametro di tutte le politiche. Cuore del nostro progetto è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Questa è anche la premessa per riconoscere la nuova natura del conflitto sociale. Fulcro di quel conflitto non è più solo l’antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa. E questo perché anche lì, in quella dimensione più ampia, si stanno creando forme nuove di sfruttamento. Il tutto, ancora una volta, per garantire guadagni e lussi alla rendita finanziaria. Bisogna perciò costruire alleanze più vaste. La battaglia per la dignità e l’autonomia del lavoro, infatti, riguarda oggi la lavoratrice precaria come l’operaio sindacalizzato, il piccolo imprenditore o artigiano non meno dell’impiegato pubblico, il giovane professionista sottopagato al pari dell’insegnante o della ricercatrice universitaria.
Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Quello successivo è contrastare la precarietà, rovesciando le scelte della destra nell’ultimo decennio e in particolare l’idea di una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo, quasi che, rimasti orfani della vecchia pratica che svalutava la moneta, la risposta potesse stare nella svalutazione e svalorizzazione del lavoro. Il terzo passo è spezzare la spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni a competere sul lato della qualità e dell’innovazione, punti storicamente vulnerabili del nostro sistema. Quarto passo è mettere in campo politiche fiscali a sostegno dell’occupazione femminile, ancora adesso uno dei differenziali più negativi per la nostra economia, in particolare al Sud. Serve un grande piano per aumentare e migliorare l’occupazione femminile, contrastare la disparità nei redditi e nelle carriere, sradicare i pregiudizi sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro e delle professioni. A tale scopo è indispensabile alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido. Anche grazie a politiche di questo tipo sarà possibile sostenere concretamente le famiglie e favorire una ripresa della natalità. Insomma sul punto non servono altre parole: bisogna fare del tasso di occupazione femminile e giovanile il misuratore primo dell’efficacia di tutte le nostre strategie.
Infine, il lavoro è oggi per l’Italia lo snodo tra questione sociale e questione democratica. Fondare sul lavoro e su una più ampia democrazia nel lavoro la ricostruzione del Paese non è solo una scelta economica, ma l’investimento decisivo sulla qualità della nostra democrazia. Occorre una legge sulla rappresentanza che consenta l’esercizio effettivo della democrazia per chi lavora. Non possiamo consentire né che si continui con l’arbitrio della condotta di aziende che discriminano i lavoratori, né che ci sia una rappresentanza sindacale che prescinda dal voto dei lavoratori sui contratti".

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MOVIMENTO 5 STELLE
Abolizione Legge Biagi più altre proposte sul fronte economico - sociale che direttamente o indirettamente toccano la questione lavoro.
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RIVOLUZIONE CIVILE (INGROIA)
"Per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari. Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro."
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AGENDA MONTI
- Piu potere ai dirigenti pubblici - Facoltà dei dirigenti in caso di dipendente non gradito di spostamento ad altro ufficio
- RSPP territoriali: registro nazionale dei Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione per svincolare la gestione della sicurezza sul lavoro da ogni tipo di accondiscendenza legata a rapporti di lavoro con il datore.
- Formazione ai giovani, prima del pensionamento
- Apertura uffici al pubblico per l'intero orario di lavoro.
- Maggior parecipazione dei dipendenti alle perdite e agli utili dell'azienda.
- Costo maternità a totale carico dell' INPS
- Far lavorare i carcerati.
- Sfruttare le forze di coloro che sono in cassa integrazione.
- Possibilità di licenziamento dipendenti pubblici.
- Incentivare ulteriormente la contribuzione alla pensione complementare
- Giustizia Sociale e Lavoro

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SINISTRA E LIBERTA'
Su gentile segnalazione di un lettore, aggiungiamo anche il programma di Sinistra e Libertà, forza politica che mette il LAVORO al primo posto nel suo programma elettorale. I nostri compliemnti! Per leggerlo cliccate QUI

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